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Diastasi addominale dopo il parto: perché non conta soltanto la distanza tra i muscoli

21 set
Tempo di lettura: 5 min

Hai partorito da qualche settimana o qualche mese e il tuo addome ti sembra ancora molto diverso da prima della gravidanza?


Magari noti una piccola sporgenza lungo la linea centrale della pancia quando ti alzi dal letto, oppure hai provato a controllare con le dita lo spazio tra i muscoli addominali.

Cercando informazioni online, probabilmente hai incontrato il termine diastasi dei retti addominali.

Potresti aver letto che bisogna evitare gli addominali, non sollevare pesi, correggere la postura o eseguire esercizi specifici per chiudere la separazione.

Ma è davvero così?

Per comprendere cosa fare è utile partire da un concetto fondamentale: la diastasi addominale è un cambiamento molto frequente durante la gravidanza e il suo recupero non dovrebbe essere valutato soltanto misurando la distanza tra i muscoli.


Cos'è la diastasi addominale?


I due muscoli retti dell'addome si trovano ai lati della linea mediana e sono collegati da una struttura di tessuto connettivo chiamata linea alba.

Durante la gravidanza, l'aumento di volume dell'utero comporta un progressivo adattamento della parete addominale.

I muscoli retti si allontanano e la linea alba si allunga, permettendo all'addome di modificare la propria forma.

Questa trasformazione è fisiologica.

Dopo il parto, con il tempo, la distanza tra i muscoli tende generalmente a ridursi, anche se il recupero è variabile e non sempre la separazione ritorna alle dimensioni precedenti alla gravidanza.

Una distanza persistente non equivale automaticamente a una disfunzione.


Come capire se hai una diastasi addominale?


La diastasi può essere osservata e misurata attraverso una valutazione clinica.

Talvolta si nota una protrusione lungo la linea centrale dell'addome, soprattutto durante alcuni movimenti che richiedono un'attivazione muscolare.

Ma l'aspetto della pancia non permette, da solo, di stabilire quanto sia presente una separazione né se sia clinicamente significativa.

Durante una valutazione si possono considerare:

  • La distanza tra i muscoli retti.

  • Le caratteristiche della linea alba.

  • Il comportamento della parete addominale durante il movimento.

  • La capacità di attivare e coordinare i muscoli addominali.

  • L'eventuale presenza di dolore, limitazioni funzionali o altri sintomi.

Quando necessario, un'ecografia della parete addominale può fornire misurazioni più precise e aiutare a distinguere la diastasi da altre condizioni, come un'ernia.


Perché la distanza tra i muscoli non racconta tutto?


Immagina due donne che presentano una distanza simile tra i muscoli addominali.

La prima riesce a muoversi, sollevare il proprio bambino e svolgere attività fisica senza particolari difficoltà.

La seconda avverte fastidio, insicurezza nei movimenti o difficoltà nel gestire alcuni sforzi.

La distanza anatomica può essere simile, ma i bisogni delle due donne sono differenti.

Per questo, nel recupero addominale, considero importante non concentrarsi esclusivamente su quanti centimetri separino i muscoli.

La capacità della parete addominale di sviluppare forza, gestire il movimento e partecipare alle attività quotidiane è altrettanto rilevante.

Inoltre, non è corretto attribuire automaticamente alla diastasi sintomi come mal di schiena, incontinenza urinaria o prolasso: queste condizioni sono multifattoriali e richiedono una valutazione specifica.


Se hai una diastasi devi evitare gli addominali?


Uno dei messaggi più diffusi è che, in presenza di diastasi, alcuni esercizi sarebbero sempre vietati.

Crunch, plank e movimenti che sollecitano l'addome vengono spesso inseriti in vere e proprie liste di esercizi da evitare.

La realtà è più articolata.

Non esiste una lista universale di movimenti proibiti per tutte le donne con diastasi.

Un esercizio può essere troppo impegnativo in una determinata fase del recupero e diventare adeguato successivamente, con una progressione appropriata.

Anche la comparsa di una protrusione lungo la linea mediana durante uno sforzo non significa automaticamente che il movimento stia causando un danno.

È però un elemento che può essere utile osservare, soprattutto se accompagnato da dolore, fastidio o difficoltà nel controllare il movimento.

L'obiettivo non dovrebbe essere evitare per sempre qualsiasi sollecitazione addominale, ma recuperare progressivamente la capacità di utilizzare il proprio addome nelle attività quotidiane.


Quali esercizi possono aiutare?


Gli studi sulla riabilitazione della diastasi suggeriscono che l'esercizio addominale può avere benefici, ma i risultati sulla riduzione della distanza tra i muscoli sono ancora eterogenei e la qualità delle evidenze non è sempre elevata.


Non esiste un singolo esercizio dimostrato come il migliore per tutte le donne.

Un programma può comprendere:

  • Esercizi di recupero della forza addominale.

  • Lavoro sulla coordinazione tra respirazione e movimento.

  • Progressione degli esercizi verso attività più impegnative.

  • Allenamento della capacità di gestire gli sforzi quotidiani.

  • Eventuale lavoro sul pavimento pelvico, quando indicato.


Il percorso deve adattarsi alla fase post parto, alle condizioni generali e agli obiettivi personali.


Anche tecniche specifiche, come gli esercizi ipopressivi, non devono essere considerate automaticamente superiori agli altri programmi di allenamento.

La scelta dipende dal bisogno della donna e dalle evidenze disponibili.


Diastasi e pavimento pelvico: perché valutarli insieme?


Addome e pavimento pelvico collaborano durante molte attività, come sollevare un peso, tossire, cambiare posizione o svolgere esercizio fisico.

Questo non significa che una diastasi provochi necessariamente un problema al pavimento pelvico.

Tuttavia, gravidanza e parto possono influenzare entrambe le strutture.

Durante una valutazione post parto può quindi essere utile considerare il funzionamento dell'addome insieme a quello del pavimento pelvico, soprattutto quando sono presenti perdite urinarie, sensazione di peso vaginale, dolore o difficoltà a riprendere il movimento.

Non si tratta semplicemente di allenare due gruppi muscolari, ma di comprendere come funzionano insieme e separatamente.


Quando è utile una valutazione della diastasi addominale?


Se nelle prime settimane dopo il parto noti una separazione addominale, non è necessario allarmarsi: il corpo è ancora in una fase importante di adattamento.

Una valutazione può essere utile se, con il passare delle settimane, la separazione rimane evidente, se sono presenti sintomi o se desideri riprendere un'attività fisica più impegnativa.


La riabilitazione non ha come unico obiettivo quello di avvicinare i muscoli retti, ma soprattutto di aiutarti a recuperare una buona funzione della parete addominale.


Il tuo addome non deve necessariamente tornare quello di prima per funzionare bene


Dopo il parto molte donne si concentrano su ciò che è cambiato: la forma della pancia, la distanza tra i muscoli, la presenza di una cicatrice o una sensazione di minore forza.

Sono cambiamenti che possono avere un impatto importante sul modo in cui percepisci il tuo corpo.

Ma il recupero non deve essere misurato soltanto attraverso l'aspetto estetico o un numero.

Può significare riuscire a sollevare il tuo bambino senza dolore, tornare a praticare un'attività che ami, sentirti più forte e avere fiducia nei tuoi movimenti.


Il punto non è inseguire un addome perfetto, ma ritrovare un addome che ti accompagni nelle attività che desideri fare.


Nel mio studio a Udine mi occupo anche di valutazione della parete addominale e recupero funzionale dopo la gravidanza, integrando quando necessario il lavoro sul pavimento pelvico.

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